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La nuova normativa sul made in

Fonte: Ministero delle Politiche comunitarie - Ministero dello Sviluppo economico

Il decreto approvato segna un deciso passo in avanti nella tutela dei prodotti e dei marchi italiani attraverso la disciplina del Made in: "Ci saranno delle condizioni precise – ha spiegato il Ministro Ronchi – e potrà chiamarsi ‘Made in Italy’ solo ciò che è stato progettato, disegnato, lavorato e confezionato sul territorio italiano".

Le norme sul Made in contengono, tra l'altro, delle pesanti sanzioni: "Ogni abuso – ricorda il ministro - sarà punito penalmente con multe fino a 250 mila euro. Questa materia era attesa da 480 mila piccole e medie imprese. È una norma innovativa che, in un momento di crisi come questo, consentirà di valorizzare le produzioni nazionali. Un modo certo affinché – conclude Ronchi - le indicazioni sull'origine italiana di un prodotto non conseguano dalla personale valutazione del produttore ma siano garantite dalla rispondenza ai criteri indicati".

 

Di seguito il testo dell'art. 16 del D.L. n. 135/2009, come modificato in sede di conversione:

 

Art.16
Made in Italy e prodotti interamente italiani

1. Si intende realizzato interamente in Italia il prodotto o la merce, classificabile come made in Italy ai sensi della normativa vigente, e per il quale il disegno, la progettazione, la lavorazione ed il confezionamento sono compiuti esclusivamente sul territorio italiano.

 

2. Con uno o più decreti del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, per le politiche europee e per la semplificazione normativa, possono essere definite le modalità di applicazione del comma 1.

3. Ai fini dell'applicazione del comma 4, per uso dell'indicazione di vendita o del marchio si intende la utilizzazione a fini di comunicazione commerciale ovvero l'apposizione degli stessi sul prodotto o sulla confezione di vendita o sulla merce dalla presentazione in dogana per l'immissione in consumo o in libera pratica e fino alla vendita al dettaglio.

 

4. Chiunque fa uso di un'indicazione di vendita che presenti il prodotto come interamente realizzato in Italia, quale «100% made in Italy», «100% Italia», «tutto italiano», in qualunque lingua espressa, o altra che sia analogamente idonea ad ingenerare nel consumatore la convinzione della realizzazione interamente in Italia del prodotto, ovvero segni o figure che inducano la medesima fallace convinzione, al di fuori dei presupposti previsti nei commi 1 e 2, è punito, ferme restando le diverse sanzioni applicabili sulla base della normativa vigente, con le pene previste dall'articolo 517 del codice penale, aumentate di un terzo.

 

5. All'articolo 4, comma 49, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, dopo le parole: «pratiche commerciali ingannevoli» sono inserite le seguenti: «, fatto salvo quanto previsto dal comma 49-bis,».

 

6. Dopo il comma 49 dell'articolo 4 della legge 24 dicembre 2003, n. 350, sono aggiunti i seguenti:
«49-bis. Costituisce fallace indicazione l'uso del marchio, da parte del titolare o del licenziatario, con modalità tali da indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana ai sensi della normativa europea sull'origine, senza che gli stessi siano accompagnati da indicazioni precise ed evidenti sull'origine o provenienza estera o comunque sufficienti ad evitare qualsiasi fraintendimento del consumatore sull'effettiva origine del prodotto, ovvero senza essere accompagnati da attestazione, resa da parte del titolare o del licenziatario del marchio, circa le informazioni che, a sua cura, verranno rese in fase di commercializzazione sulla effettiva origine estera del prodotto. Il contravventore è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 ad euro 250.000.


49-ter. E' sempre disposta la confisca amministrativa del prodotto o della merce di cui al comma 49-bis, salvo che le indicazioni ivi previste siano apposte, a cura e spese del titolare o del licenziatario responsabile dell'illecito, sul prodotto o sulla confezione o sui documenti di corredo per il consumatore.».

 

7. Le disposizioni di cui ai commi 5 e 6 si applicano decorsi quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

 

8. L'articolo 17, comma 4, della legge 23 luglio 2009, n. 99, è abrogato.

 

8-bis. Al fine di consentire una maggiore competitività dei prodotti agro alimentari italiani e sostenere il made in Italy, dopo il comma 2 dell’articolo 1 del decreto legislativo 19 novembre 2004, n. 297, sono inseriti i seguenti: 
"2-bis. Non si realizza la fattispecie sanzionabile ai sensi del comma 2 nel caso in cui il soggetto immesso nel sistema di controllo sia stato autorizzato alla smarchiatura ai sensi del regolamento emanato, previa approvazione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, dal Consorzio di tutela ovvero, in mancanza del provvedimento di riconoscimento del Consorzio, dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e non abbia usufruito, per il prodotto smarchiato, di contributi pubblici. Con apposito decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali sono individuate le condizioni e le modalità legate all’attività di smarchiatura. 
2-ter. L’autorizzazione alla smarchiatura del prodotto deve essere comunicata dal soggetto interessato all’organismo di controllo e non esonera dagli obblighi pecuniari nei confronti del Consorzio di tutela e della struttura di controllo"».

 

Il Ministero dello Sviluppo Economico, con la circolare esplicativa n. 124899 del 9 novembre 2009, arrivano le prime istruzioni circa l’obbligo di indicazione dell’origine del prodotto.
 
Il nuovo articolo 4, comma 49-bis, introdotto dall’art, 16, comma 6 del decreto legge n. 135/09, ha stabilito che costituisce fallace indicazione l’uso del marchio, da parte del titolare o del licenziatario, con modalità tali da indurre il consumatore a ritenere che il prodotto sia do origine italiana, ai sensi della normativa europea sull’origine. La norma prevede l’obbligo, per i soggetti interessati, di accompagnare i prodotti con:
 
-         indicazioni precise ed evidenti sull’origine o provenienza estera o comunque sufficienti ad evitare qualsiasi fraintendimento del consumatore sull’effettiva origine del prodotto;
-         un attestazione, circa le informazioni – che gli stessi soggetti renderanno in fase di commercializzazione – sull’effettiva origine estera do prodotti o merci.
 
Quindi, è prevista la possibilità di accompagnare il prodotto con un appendice informativa che comprende le diciture come, per esempio:
 
-         prodotto fabbricato in________
-         prodotto fabbricato in paesi extra UE;
-         prodotto importato da Paesi extra UE;
-         prodotto non fabbricato in Italia.
 
Nel caso in cui il titolare del marchio o il licenziatario non provvede a precisare l’origine della merce in fase anteriore alla commercializzazione, è possibile far riscorso ad una specifica autocertificazione, qui in allegato, con cui si impegna a rendere, in fase di commercializzazione, le informazioni ai consumatori sull’effettiva origine estera della merce.
 
Le indicazioni dell’origine non italiana dei prodotti non deve essere necessariamente incorporata nel prodotto, ma può anche essere inserita in elementi amovibili quali targhette, cartellini od altro.
 
La normativa non viene applicata ai prodotti che sono già in negozi e a quelli che sono già stati realizzati e contrassegnati dal marchio prima della applicabilità della nuova norma, ossia prima del 10 novembre 2009.

Leggi il testo della circolare n. 124899 del Ministero dello Sviluppo Economico.

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